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Avatar di Simone Cavagnoli | AI Founder

Qui secondo me il cambio di paradigma è corretto: l’AI clinica autonoma non può essere trattata come un software “installato e approvato”

Se entra nel workflow clinico, prende parte a decisioni, suggerisce azioni e interagisce con pazienti o professionisti, allora va valutata come un agente operativo dentro un contesto reale

Il punto non è solo certificare il modello una volta ma misurare continuamente:

competenza, limiti, performance, errori, deriva nel tempo, contesto d’uso e qualità della supervisione umana

Mi convince molto l’idea dell’autonomia progressiva: prima compiti circoscritti, poi responsabilità più ampie solo se il sistema dimostra affidabilità sul campo

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Assolutamente, procediamo.