Un solo grafico. Una domanda scomoda. NVIDIA oggi vale più di tutta la Big Pharma messa insieme.
4,6 trilioni di dollari contro 4,2 trilioni delle prime 15 aziende farmaceutiche globali.
Non è una curiosità finanziaria. È un segnale strutturale.
Quel grafico dice molto. E non tutto è rassicurante.
Primo: l’infrastruttura oggi vale più degli esiti.
Le GPU che alimentano l’AI generativa valgono più di decenni di ricerca clinica, vaccini e terapie per le malattie croniche. Non perché la medicina conti meno, ma perché chi controlla le piattaforme controlla la velocità dell’innovazione.
Secondo: la sanità corre ancora… ma su un tapis roulant.
Le big tech entrano in healthcare con una mentalità software-first. Gran parte del sistema sanitario, invece, è ancora frenato da modelli lenti, frammentati e poco data-driven. Il rischio è concreto: che l’innovazione clinica diventi dipendente da chi possiede il calcolo, i modelli e i livelli decisionali.
Terzo: il valore si sta spostando a monte.
Non conta più solo chi scopre la molecola, ma chi riduce l’incertezza, integra dati real world e trasforma la complessità in decisioni utilizzabili. Oggi il valore sta nella capacità di orchestrare intelligenza, non solo di produrre evidenza.
E qui arriva la vera domanda: Stiamo entrando in un’epoca in cui le piattaforme di AI valgono più dei farmaci che aiutano a scoprire?
Io non penso che debba essere così.
Ma non si risolverà da solo.
Se la sanità vuole restare al centro del gioco, deve smettere di trattare l’AI come uno strumento esterno e iniziare a governarla come infrastruttura clinica. Significa costruire piattaforme, non solo comprare software. Governare l’intelligenza, non delegarla. Tenere il valore ancorato a pazienti, medici e decisioni cliniche — non solo al silicio.
L’AI non deve diventare la nuova Big Pharma.
Deve diventare il più forte alleato della medicina.
Il futuro non è GPU contro farmaci.
È intelligenza artificiale che lavora insieme all’intelligenza clinica, finalmente allineate.
E questo cambiamento non è “in arrivo”.
È già iniziato.


