OpenAI, OpenEvidence e la battaglia per il punto di accesso del medico
Dove sta andando davvero l’healthtech?
Per anni abbiamo costruito il lavoro clinico come una somma di strumenti separati. Un software per la documentazione, uno per cercare evidenza, uno per comunicare, uno per la codifica, un altro ancora per i passaggi amministrativi. Ogni area richiedeva competenze, team e tempi di sviluppo diversi.
Oggi questo schema sta cambiando molto rapidamente.
Se hai un sistema che comprende bene il contesto clinico, quella stessa intelligenza può essere estesa su attività diverse senza dover ripartire ogni volta da zero. Può aiutarti a documentare una visita, cercare letteratura, preparare una referral letter, supportare un prior auth, suggerire codici, accompagnare parti del workflow che prima vivevano in prodotti distinti.
È questo il passaggio importante. Non stiamo vedendo solo nuovi strumenti ma sistemi che si allargano e occupano progressivamente più pezzi dello stesso lavoro.
@OpenEvidence è un esempio molto chiaro di questa traiettoria. In pochi trimestri ha esteso il proprio raggio d’azione lungo il workflow clinico, entrando in aree che fino a poco tempo fa avremmo considerato categorie diverse. Questo conta più della singola feature, perché racconta una logica di piattaforma.
La mossa di OpenAI va letta nello stesso modo. Il lancio gratuito di ChatGPT per clinici verificati non è interessante solo perché aggiunge un prodotto in più. È interessante perché mostra una strategia molto precisa. Entrare nel punto di accesso quotidiano del medico, offrire strumenti utili subito, creare familiarità, costruire fiducia e poi, da lì, estendersi.
Oggi, probabilmente, OpenEvidence resta più avanti su focalizzazione, adozione clinica e fiducia costruita nel tempo. Ha lavorato in modo verticale, ha sviluppato funzionalità specifiche e ha curato con attenzione il proprio posizionamento nel contesto medico.
OpenAI però porta sul tavolo un’altra forza. Modelli di frontiera, distribuzione enorme, capacità di iterare rapidamente e una strategia che ricorda molto quella con cui, in altri momenti del mercato, sono stati costruiti network professionali dominanti. Quando riesci a diventare lo strumento che un professionista apre ogni giorno, il vantaggio non è solo di prodotto. Diventa vantaggio di abitudine, di relazione, di presenza nel workflow.
Quando conquisti quel punto di accesso il resto diventa una conseguenza naturale. Puoi partire dalla ricerca, passare alla documentazione, arrivare al decision support, alla codifica, alla comunicazione, ai processi amministrativi. Quello che prima era distribuito tra più software inizia a ricomporsi dentro una piattaforma sempre più centrale.
Qui si sta spostando il mercato.
La partita che stiamo guardando non riguarda solo OpenAI o OpenEvidence ma il nuovo equilibrio dell’healthtech.
Più piattaforme integrate e sistemi che cercano di diventare l’ambiente di lavoro del clinico.
Ed è lì, secondo me, che nascerà la prossima leadership del settore.


