L'Europa deve investire sull'AI. La lezione di Mario Draghi
All’inaugurazione dell’anno accademico del Politecnico di Milano il 1° dicembre, Mario Draghi ha lanciato una chiamata alle armi per chi crede nella modernizzazione reale e non nell’inerzia.
L’Europa, ha spiegato, rischia stagnazione se non abbraccia l’intelligenza artificiale non come un tema di discussione, ma come il vero motore della prosperità futura.
Per oltre due secoli, il progresso economico è stato alimentato da ondate tecnologiche, dalla macchina a vapore all’elettrificazione. Oggi siamo nel mezzo di un’altra: l’IA. Ma mentre Stati Uniti e Cina investono a ritmi da “guerra fredda tecnologica”, l’Europa si dibatte tra precauzione normativa e lentezza decisionale. Il risultato? Un divario che accelera ogni anno. Movimento Europeo
I numeri parlano chiaro: negli ultimi anni solo tre grandi modelli di IA sono stati sviluppati in Europa, contro i 40 negli USA e i 15 in Cina. Questo non è un incidente: è un segnale chiaro che la paura di sbagliare sta costando più della voglia di innovare.
Serve una cultura dell’innovazione che sappia bilanciare rischi e opportunità con agilità e visione. L’IA non è un gadget né un’utopia: è la piattaforma su cui si costruisce la prossima decade di prosperità europea.
È tempo di agire, investire, educare e sperimentare. Perché il futuro non aspetta chi esita.
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