Epic porta l’Ambient AI dentro la cartella clinica. E cambia le regole del gioco
Oggi Epic ha rilasciato ufficialmente negli Stati Uniti il suo primo Medical Ambient Scribe nativo. Si chiama AI Charting e non è una demo nè un pilot.
Cosa fa, in concreto.
Ascolta la visita clinica. Redige automaticamente la nota. Suggerisce ordini clinici sulla base della conversazione medico-paziente. Il medico può persino chiedere a voce di riformattare il testo, per esempio “metti l’HPI a punti”. Tutto dentro Epic.
AI Charting è presentato come il caso d’uso chiave di Art, il copilota AI di Epic, già usato 16 milioni di volte al mese solo per il riassunto pre-visita. Tre volte rispetto a pochi mesi fa. Questo dice molto sul livello di adozione reale.
Mi permetto qualche considerazione strategica. Guardando agli USA, ma soprattutto all’Europa e all’Italia.
1. Fino a ieri, la funzione “suggest orders” era uno dei differenziatori di vendor come Abridge o Microsoft DAX, integrati con Epic. Oggi Epic la porta nativamente dentro il proprio ecosistema.
Questo sposta gli equilibri. Chi era indeciso ora potrebbe semplicemente aspettare Epic e basta.
2. Il vero vantaggio competitivo di Epic sarà il pricing. Se AI Charting entrerà nel bundle AI di Epic, il costo marginale per un sistema sanitario sarà molto più basso rispetto a soluzioni standalone. Questo metterà pressione su tutto il mercato. Premium product o guerra dei prezzi. Probabilmente entrambe.
3. I primi veri “perdenti” non saranno i grandi vendor, ma i piccoli pilot. Quelle decine di medici che usano un Ambient Scribe in sperimentazione. È lì che Epic farà più danni. Perché quando si passa da pilot a deployment enterprise, la scelta “nativa” vince quasi sempre.
4. Importante. Non è affatto finita per gli Ambient AI vendor.
Fare bene Ambient AI Clinica significa supportare molte specialità, molte lingue, workflow complessi, change management serio. Non sappiamo ancora quanto Epic sia disposta a spingersi su questi fronti. La competizione resta apertissima.
Questo annuncio non è “una cosa americana”. È un segnale strategico.
I produttori di gestionali di cartella clinica europei, prima o poi, seguiranno. I decisori sanitari inizieranno a chiedere: perché il medico deve ancora scrivere? Perché la visita non genera automaticamente conoscenza strutturata? Perché l’AI non è ancora parte del flusso clinico quotidiano?
Il tema non è se arriverà anche da noi. Il tema è quando e soprattutto se saremo pronti dal punto di vista regolatorio, culturale e organizzativo.
L’AI clinica non entra dalla porta dell’innovazione.
Entra dalla porta della fatica quotidiana dei professionisti sanitari.
E quando risolve davvero un problema reale, come la documentazione clinica, non torna più indietro.


