Col tempo ho capito una cosa scomoda. Crescere non è aggiungere. È togliere.
Oggi sono 20 anni esatti da quando ho iniziato a fare impresa. Ho fondato, fatto crescere e anche complicato più aziende di quante ne voglia ammettere.
Col tempo ho capito una cosa scomoda. Crescere non è aggiungere. È togliere.
Le aziende non hanno bisogno di dieci priorità. Ne bastano poche. Tre al massimo. E una deve vincere sulle altre quando c’è conflitto. Se non fa male scegliere, allora non stai scegliendo davvero. Lo vedo spesso nel software e oggi ancora di più con l’Intelligenza Artificiale. Tutti vogliono fare tutto, subito. Risultato, non direzione.
Un’altra lezione imparata sul campo. Comunicare una volta non serve a nulla. Quando un’organizzazione cresce, devi ripetere le stesse cose in modo quasi ossessivo. Riunioni, email, riunioni 1:1. Non perché le persone non siano intelligenti, ma perché il contesto è caotico. Se non ripeti, il messaggio semplicemente non passa. Con l’IA questo è ancora più vero. Se non chiarisci continuamente perché la stai adottando, diventa o feticcio o minaccia.
Poi c’è la parte più difficile. Lasciare andare i “lego”. I pezzi che hai costruito tu, che sai fare meglio di tutti, che ti danno identità. Se te li tieni stretti, l’azienda smette di crescere. E anche tu. L’ho fatto tardi, a volte. Ogni volta ho pagato pegno. Ogni volta, dopo, sono cresciuto.
Negli anni ho anche imparato a non partire dalle persone quando qualcosa non funziona. Nella maggior parte dei casi il problema non è “chi”, ma “come”. Obiettivi poco chiari, ruoli ambigui, aspettative mai esplicitate, spesso era colpa mia. Prima sistemi la struttura, poi eventualmente scendi in profondità. Vale per i team, vale per l’adozione dell’IA. Se non sai cosa vuoi migliorare, nessun modello ti salverà.
Le carriere, come le aziende, non crescono a gradini. Crescono a curve. I momenti che mi hanno dato di più sono stati quelli in cui mi sentivo fuori posto, in ritardo. La paura di “non essere capace” quasi sempre è un segnale positivo. La paura di non arrivare a fine mese, quella va ascoltata davvero.
Un’altra cosa che nelle piccole imprese, come la mia, facciamo fatica ad accettare. Ridurre il fatturato, o rinunciare a un pezzo di business, non è sempre un fallimento. A volte è una scelta di lucidità. Anche senza livelli di management strutturati, qualcuno deve decidere. È così che una piccola organizzazione continua a funzionare.
Infine, la lezione più scomoda. Nelle fasi di crescita rapida, il rischio più grande è voler preservare “come si è sempre fatto”. Le aziende che ho visto rallentare, o fallire, erano guidate da persone brillanti che però difendevano il passato. Quelle che prosperano davvero sono guidate da leader che accettano di reinventare continuamente struttura, prodotti, processi, persino cultura.
L’Intelligenza Artificiale accelera tutto questo. Amplifica le scelte giuste e rende impietose quelle sbagliate.
Non è una scorciatoia. È uno specchio.
Pochi obiettivi.
Chiari.
Usati davvero per decidere.
Il resto è contorno.


